L’imposta di successione è uno dei temi più temuti — e più fraintesi — quando si parla di passaggio generazionale. La buona notizia è che, rispetto a gran parte d’Europa, l’Italia applica franchigie generose e aliquote contenute. La cattiva è che una pianificazione assente o tardiva può comunque trasformare un trasferimento sereno in un contenzioso familiare costoso. In questa guida vediamo chi paga, quanto, e quali strumenti legali permettono di ridurre il prelievo senza incorrere in contestazioni.
In sintesi: coniuge e figli godono di una franchigia di 1 milione di euro a testa con aliquota del 4% sull’eccedenza. La pianificazione (donazioni, patto di famiglia, polizze vita) incide più sul come si trasferisce che sul quanto si paga.
Chi deve pagare l’imposta di successione
L’imposta è dovuta dagli eredi e dai legatari sul valore netto dei beni e diritti ricevuti per effetto del decesso. La dichiarazione di successione va presentata all’Agenzia delle Entrate, in via telematica, entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (di norma la data del decesso). Anche quando l’imposta non è dovuta, la dichiarazione resta spesso obbligatoria se nell’asse ereditario rientrano immobili o diritti reali immobiliari.
Franchigie e aliquote per grado di parentela
Il sistema italiano combina due elementi: una franchigia (la soglia esente sotto la quale non si paga nulla) e un’aliquota applicata solo sulla parte eccedente. Entrambe dipendono dal rapporto tra defunto ed erede.
| Beneficiario | Franchigia (per erede) | Aliquota sull’eccedenza |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori) | 1.000.000 € | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € | 6% |
| Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e in linea collaterale fino al 3° grado | nessuna | 6% |
| Altri soggetti (estranei) | nessuna | 8% |
| Beneficiario con disabilità grave (L. 104/92, art. 3 c. 3) | 1.500.000 € | aliquota del grado di parentela |
La franchigia è individuale: se un genitore lascia 1,2 milioni a due figli in parti uguali, ciascun figlio riceve 600.000 €, ben sotto la propria franchigia di 1 milione, e l’imposta di successione è pari a zero.
Le imposte ipotecaria e catastale sugli immobili
Quando nell’eredità ci sono immobili si aggiungono, a prescindere dalla franchigia, l’imposta ipotecaria (2%) e l’imposta catastale (1%), calcolate sul valore catastale. Se per almeno un erede l’immobile costituisce “prima casa” e ricorrono i requisiti, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa (200 € ciascuna).
Come si calcola: un esempio concreto
Immaginiamo che il signor Rossi lasci ai due figli un patrimonio composto da un immobile (valore catastale 200.000 €) e liquidità per 300.000 €, per un totale di 500.000 €.
- Quota per ciascun figlio: 250.000 € → ampiamente sotto la franchigia di 1.000.000 €.
- Imposta di successione: 0 €.
- Sull’immobile: ipotecaria 2% e catastale 1% sul valore catastale (4.000 € + 2.000 €), salvo agevolazione prima casa che le riduce a 200 € + 200 €.
Lo stesso patrimonio lasciato a un nipote (parente di 3° grado, nessuna franchigia) sconterebbe invece il 6% sull’intero valore tassabile: una differenza che mostra quanto pesi il grado di parentela.
Come ridurre legalmente il carico (ed evitare conflitti)
1. Donazioni in vita
Le donazioni scontano le stesse franchigie e aliquote della successione. Donare in vita può anticipare il trasferimento e, in alcuni casi, congelare valori destinati a crescere. Attenzione però alla collazione e all’eventuale lesione della quota di legittima: le donazioni possono essere “riunite fittiziamente” all’asse al momento della successione per tutelare gli eredi legittimari.
2. Patto di famiglia
Disciplinato dagli artt. 768-bis e seguenti del Codice civile, consente all’imprenditore di trasferire l’azienda o le partecipazioni a uno o più discendenti, con il consenso degli altri legittimari, blindando il passaggio generazionale dell’impresa. In presenza dei requisiti (controllo della società mantenuto per almeno 5 anni) il trasferimento può beneficiare di un’esenzione dall’imposta.
3. Polizze vita
Le somme liquidate ai beneficiari di una polizza vita caso morte sono, in linea generale, esenti da imposta di successione e non rientrano nell’asse ereditario. Restano però soggette ai diritti dei legittimari quando i premi versati ledono la quota loro riservata.
4. Trust e fondo patrimoniale
Strumenti più sofisticati di segregazione patrimoniale. Il trust può servire a gestire un passaggio complesso (eredi minori, beneficiari fragili), mentre il fondo patrimoniale tutela i beni destinati ai bisogni della famiglia. Vanno valutati con un professionista perché la fiscalità e i profili di opponibilità ai creditori sono delicati.
Errore comune: rimandare ogni decisione “a quando sarà il momento”. La pianificazione successoria funziona solo se anticipata, perché molti strumenti (donazioni, patto di famiglia, polizze) producono effetti proprio grazie al tempo.
Domande frequenti
Entro quando va presentata la dichiarazione di successione? Entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, in via telematica all’Agenzia delle Entrate. Se eredito solo denaro, devo presentare la dichiarazione? In assenza di immobili e se il valore è contenuto, in molti casi non è dovuta. È però sempre consigliabile verificare la posizione, soprattutto in presenza di più eredi o di rapporti bancari. La prima casa eredità paga l’imposta? Sull’imposta di successione vale la franchigia per grado di parentela. Su ipotecaria e catastale, se ricorrono i requisiti “prima casa” per un erede, si applicano in misura fissa anziché proporzionale. Le polizze vita rientrano nell’eredità? Le somme caso morte sono generalmente esenti e non rientrano nell’asse, ma restano soggette alla tutela della legittima se i premi versati la ledono.
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